Sempre più insistentemente, indiscrezioni di stampa locale e nazionale indicano che la strategia di Stellantis sui motori di piccola cilindrata sia orientata a passare sempre più dalla tecnologia FireFly prodotta anche nello stabilimento italiano di Termoli, in provincia di Campobasso. Il gruppo automobilistico prevede infatti di sostituire progressivamente i propulsori francesi PureTech con i motori della famiglia Gse sviluppati in Italia e destinati a essere aggiornati alla normativa Euro 7.
L’indicazione arriva dalle dichiarazioni del ceo di Peugeot, Alain Favey, che in un’intervista al quotidiano francese Le Parisien ha riconosciuto i problemi emersi negli anni scorsi sui motori 1.2 PureTech e le difficoltà nella gestione del rapporto con i clienti. “I nostri clienti ci rimproverano l’atteggiamento avuto quando sono comparsi i problemi. Abbiamo dato l’impressione di giocare sul tempo o addirittura di negare le difficoltà invece di affrontarle direttamente”, ha dichiarato.

I motori PureTech, sviluppati originariamente dal gruppo PSA prima della fusione con FCA che ha portato alla nascita di Stellantis, sono stati oggetto di numerose segnalazioni per consumo eccessivo di olio e degrado prematuro della cinghia di distribuzione. Le criticità hanno interessato diversi modelli dei marchi francesi del gruppo.

Per affrontare le contestazioni, nel 2025 Stellantis ha attivato una piattaforma di indennizzo retroattivo per i clienti che hanno riscontrato problemi tra il 2022 e il 2024. Nello stesso periodo è stata avviata anche una class action presso il tribunale di Versailles.

Nel frattempo il gruppo ora guidato dal CEO Antonio Filosa sta rivedendo l’architettura dei motori termici di piccola cilindrata. L’obiettivo è sostituire gradualmente i PureTech con i più recenti FireFly, aggiornati con sistemi mild hybrid a 48 volt per rispettare la futura normativa europea Euro 7.
Si tratta degli stessi propulsori che Stellantis ha indicato come uno dei pilastri produttivi per lo stabilimento molisano dopo lo stop al progetto della Gigafactory per le batterie. Nei mesi scorsi, al tavolo sull’automotive convocato dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, l’azienda ha confermato la prospettiva di proseguire la produzione del motore Gse anche oltre il 2030.
I FireFly comprendono versioni tre cilindri da un litro e quattro cilindri da 1,5 litri, con potenze comprese tra circa 70 e oltre 160 cavalli. Sono già utilizzati su diversi modelli dei marchi Fiat e Jeep e, secondo quanto riportato, vengono considerati più affidabili rispetto ai precedenti motori PureTech.
Tra gli elementi tecnici che giocano a favore della famiglia FireFly c’è anche una struttura progettuale considerata più semplice e robusta. A differenza dei PureTech, che utilizzano una cinghia di distribuzione a bagno d’olio, questi motori adottano una distribuzione a catena, soluzione ritenuta più affidabile e meno soggetta ai problemi che negli ultimi anni hanno generato contestazioni tra gli automobilisti.Eventi culturali Molise

Per lo stabilimento di Termoli il nodo resta ora legato ai volumi e alle future applicazioni industriali. I sindacati chiedono di sapere su quali modelli verranno montati i motori FireFly e in quali stabilimenti Stellantis saranno prodotti i veicoli destinati a utilizzare questi propulsori, passaggio decisivo per comprendere le prospettive produttive e occupazionali del sito molisano nei prossimi anni. Le risposte sono attese alla presentazione del piano industriale di Stellantis che verrà svelato il 21 maggio prossimo.
Certamente l’eventuale impiego dei FireFly in versione Euro 7 su modelli dei marchi Fiat, Lancia o Alfa Romeo potrebbe avere un impatto significativo anche sull’attività dello stabilimento molisano. Se il mercato dovesse rispondere positivamente, una parte consistente della capacità produttiva di Termoli potrebbe essere impegnata nella realizzazione di questi propulsori, con un livello di utilizzo degli impianti tale da garantire una buona saturazione della manodopera.
Un simile scenario richiederebbe comunque nuovi investimenti e tempi tecnici non brevi. L’adeguamento alla normativa Euro 7 comporta infatti modifiche al motore e agli impianti produttivi, oltre alle necessarie attività di progettazione, test e adattamento dei propulsori ai diversi modelli di vettura.